Filiera da 31,2 mld frenata da carenza di personale qualificato
Il settore automobilistico italiano sta attraversando un momento critico per quanto riguarda le competenze. Un’analisi del centro studi di Conflavoro evidenzia chiaramente la situazione: la filiera dell’aftermarket (che include produzione di ricambi, distribuzione e autoriparazione) contribuisce con 31,2 miliardi di euro al valore aggiunto nazionale e impiega circa 407mila lavoratori. Tuttavia, due imprese su tre incontrano difficoltà nel reclutare le figure necessarie, e per il 36,8% degli operatori questo divario limita già la crescita.
I confronti con i dati nazionali sottolineano la gravità della situazione: mentre a livello nazionale le difficoltà di reperimento si fermano al 44,1% delle figure cercate, nel settore della meccatronica hanno raggiunto il 55,2% nella media del 2025, oltre otto punti al di sopra del dato nazionale dello stesso periodo. Per le figure specializzate dell’autoriparazione come meccanici, montatori e riparatori, la difficoltà supera il 70%, con uno scarto di oltre venti punti rispetto alla media del mercato del lavoro. La formazione è un fattore critico: i diplomati Its sono introvabili nel 57,3% dei casi.
Secondo Roberto Capobianco, l’automotive è un pilastro dell’economia reale, ma il suo futuro dipende sempre più dalla capacità di trovare le competenze giuste. Non si tratta di una sfida di un singolo territorio, ma di una questione nazionale che può essere affrontata solo mettendo attorno a un tavolo imprese, scuole e istituzioni. Conflavoro ha deciso di intensificare il proprio impegno in questo settore per passare dall’analisi all’azione e supportare le imprese in una fase di transizione delicata.
Ciro Di Pietro



