Milano, 10 set. (askanews) – Alessandro Masnaghetti firma la prima mappa vitivinicola dell’Oltrepò Pavese, un lavoro che ridisegna sulla carta la geografia produttiva di uno dei principali territori italiani del Pinot Nero. Il progetto è stato presentato il 7 settembre al Teatro Valentino Garavani di Voghera (Pavia), nell’ambito della manifestazione ‘Oltrepò Terra di Pinot Nero’. Lo studio ha portato alla realizzazione di una cartografia bidimensionale, di una declinazione 3d e di un manuale dedicato agli elementi che compongono il paesaggio vitivinicolo oltrepadano. ‘Dopo oltre mezzo secolo di attività di questo Consorzio, l’Oltrepò avrà finalmente una vera mappa vitivinicola’ ha dichiarato la presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Francesca Seralvo, sottolineando che ‘sarà uno strumento utile non solo per raccontare l’Oltrepò al di fuori dell’Oltrepò, ma anche per aiutarci a conoscere e comprendere ancora meglio il nostro territorio’.
Masnaghetti ha definito il primo dei tre strumenti realizzati una mappa geo-viticola: ‘Dopo vari ripensamenti e varie prove abbiamo pensato di mettere come sfondo la geologia. È un argomento di cui si parla sempre e sembra quasi che sia la chiave di tutto. È importante, ma sappiamo benissimo che in zone così complesse come l’Oltrepò Pavese entrano in gioco mille altri fattori’ ha spiegato. Alla cartografia si affianca il manuale, che integra la mappa con ulteriori rappresentazioni, dettagli e descrizioni, e una versione in rilievo destinata alla comunicazione del territorio: ‘Quest’ultima è un’ambasciatrice, che una volta su una parete non si muove più e ogni volta che qualcuno entrerà in un hotel o in un ristorante si ricorderà dell’Oltrepò Pavese’. Il giornalista enogastronomico oramai conosciuto con il nomignolo scherzoso di ‘Map Man’, ha precisato che questo progetto ‘non è una zonazione ma qualcosa di più approfondito, anche in parte tecnico, e che ha un pubblico più vasto che va dalle aziende agli appassionati fino agli operatori del settore’.
Il linguaggio ‘non è complicato, perché deve dare le informazioni che servono in poco spazio’, ma è frutto di ‘un lavoro che ha riferimenti scientifici e tecnici, e soprattutto fatto sul territorio: non solo visite alle aziende – ha chiarito – ma chilometri per parlare con le persone, cercare di raccogliere quella che è la tradizione, anche solo orale ma estremamente importante, da varie fonti, e poi cercare di trarne un riassunto che abbia un senso e che sia in qualche modo condiviso da tutti’. La mappa restituisce anche una fotografia quantitativa dell’Oltrepò Pavese: sui circa 41mila ettari compresi nell’area della Doc e della Docg, distribuita su 40 Comuni, circa 11.500 sono coltivati a vigneto e il 90% della superficie vitata si concentra tra i 100 e i 350 metri di altitudine. Il Pinot Nero occupa 2.903 ettari, pari al 25,2% del totale, e supera di poco la Croatina, presente su 2.797 ettari, il 24,3%; seguono Barbera con 1.528 ettari, Pinot Grigio con 1.395, Riesling con 1.029 e Moscato con 815. ‘Le vigne sono concentrate soprattutto nella parte centrale e orientale dell’Oltrepò. Il Pinot Nero ha una concentrazione maggiore nella parte centrale della valle Scuropasso, ma anche nelle valli Coppa e Versa’ ha raccontato Masnaghetti, evidenziando invece per la Croatina una presenza più marcata nella parte orientale, tra Montù Beccaria (Pavia), San Damiano al Colle (Pavia) e Rovescala (Pavia). Montalto Pavese (Pavia) si conferma il Comune con la maggiore superficie di Pinot Nero, con il 10,7% dell’estensione complessiva del vitigno in Oltrepò e il 65% della superficie vitata comunale.
La lettura del territorio non si ferma alle quattro valli principali, Staffora, Coppa, Scuropasso e Versa, che corrispondono alle Menzioni geografiche aggiuntive previste per il Classese. Nel manuale Masnaghetti ha individuato aree più circoscritte all’interno delle valli, definite facendo riferimento alla tradizione raccolta dai produttori e alla conformazione del paesaggio. ‘Questo lavoro nasce tutto in funzione del Classese ma parlare del Classese senza parlare dell’Oltrepò Pavese sarebbe stato un discorso monco, perché è un territorio complesso a livello viticolo e di paesaggio’. E proprio il paesaggio è una delle chiavi da utilizzare per rendere leggibili le differenze interne. ‘Nel momento in cui fate conoscere a un vostro cliente, a un sommelier o a un appassionato una collina e gli spiegate perché è diversa, a lui rimarrà sempre nella memoria quel luogo, mentre quando si comincia a parlare in termini tecnici legati alla viticoltura o alla geologia la gente rischia di perdersi’ ha messo in risalto, sottolineando che ‘lo scopo di questo lavoro è creare un linguaggio comune, in modo che tutte le volte si racconti più o meno la stessa storia. Il territorio sono le valli, la geologia, il clima, le tradizioni locali e sono anche le persone, è qualcosa che deve essere parte di noi stessi: non ostentato ma qualcosa che sentiamo’.
Per Seralvo la mappa rappresenta invece un ulteriore passaggio di un percorso avviato con l’insediamento dell’attuale Cda. ‘Sono stati tre anni non facili. Il mondo del vino sta attraversando un momento complesso e anche il nostro territorio ha affrontato momenti di difficoltà e di cambiamento ma credo che proprio in questi tre anni l’Oltrepò abbia fatto una cosa fondamentale: ha scelto una direzione e soprattutto l’ha scelta insieme. Tutte le decisioni più importanti che abbiamo preso – ha spiegato la presidente – hanno avuto un consenso molto ampio da parte dei produttori e questo, ancora una volta, è stato fondamentale’.
‘Abbiamo innanzitutto approvato il nuovo statuto del Consorzio, uno statuto più equilibrato e più rappresentativo della filiera’ ha ricordato la produttrice alla guida della Tenuta Mazzolino a Corvino San Quirico (Pavia), aggiungendo che ‘abbiamo rivisto e approvato il nuovo Disciplinare del Metodo Classico della Docg, introducendo regole qualitative rigorose, abbiamo riportato in vita il nome ‘Classese’ e abbiamo presentato le prime bottiglie di ‘Classese’ al ‘Vinitaly’ di quest’anno. Abbiamo poi cominciato finalmente a presentarci tutti insieme veramente come Consorzio, come territorio, alle fiere. Abbiamo messo davanti a tutto l’Oltrepò Pavese, il territorio, prima ancora delle aziende, con uno stand consortile e un’immagine coordinata. Questi sono passaggi davvero importanti’. In questo quadro il Pinot Nero occupa naturalmente una posizione centrale: è oramai la varietà maggiormente piantata in quest’area e rappresenta il 70% della produzione nazionale. ‘È qui in Oltrepò da oltre un secolo e mezzo – ha concluso la presidente – ed è alla base delle due produzioni fondamentali del territorio: il Metodo Classico Docg, oggi ‘Classese’, e il Pinot Nero Doc’.
Il prossimo cantiere riguarderà i vini fermi. ‘È un grande lavoro che ci auguriamo di terminare entro febbraio 2027 con un obiettivo molto semplice: dare un’offerta chiara e creare una vera e propria piramide di posizionamento’ ha precisato Seralvo, evidenziando che ‘tutto quello che abbiamo fatto sono tasselli di uno stesso progetto che hanno un unico obiettivo: dare valore ai nostri vini, ai nostri vigneti e fare in modo che l’Oltrepò venga finalmente riconosciuto per quello che è, uno dei grandi territori vitivinicoli italiani’.
La presentazione tecnica di Masnaghetti ha aperto la giornata del 7 settembre dedicata a stampa e operatori, poi ‘Oltrepò Terra di Pinot Nero’ è proseguito nel giardino dell’Istituto agrario Gallini, dove 32 Cantine hanno presentato oltre cento etichette tra ‘Classese’ e Pinot Nero fermo. Il confronto è passato anche attraverso due sessioni di degustazione alla cieca con 57 Metodo Classico, di cui 44 bianchi e 13 rosé, e millesimi compresi tra il 2023 e il 2012. Sul fronte dei dosaggi, 39 etichette appartenevano alle categorie Pas dosé, Brut Nature o Extra Brut, un dato che evidenzia il peso assunto nella selezione dai dosaggi bassi o zero. Un percorso di assaggio che ha confermato la crescita della qualità media delle bollicine oltrepadane, anche al di là delle etichette più note e celebrate.
La sesta edizione di ‘Oltrepò Terra di Pinot Nero’ è stata affiancata dalla seconda edizione di ‘OltreGusto’, con attività serali aperte al pubblico nelle quali la produzione vitivinicola è stata messa in relazione con la ristorazione e le specialità agroalimentari. Il bilancio finale registra 32 Cantine, 18 ristoranti dell’Oltrepò, 18 chef stellati, oltre cento etichette e 1.400 ospiti nelle due giornate del 7 e 8 settembre.



